Il Mal di Montagna

Non parliamo di una malattia comunemente intesa ma di un disturbo legato all’altitudine cui si arriva in montagna. Per la verità si tratta di un disturbo, un insieme di sintomi man mano ingravescenti che possono arrivare anche a gravi conseguenze, fino al coma e alla morte.

Cos’è il Mal di Montagna

Il corpo umano è in grado di provvedere ad adattarsi alle condizioni in cui si viene a trovare, entro certi limiti, rispondendo con meccanismi di compensazione a fronte di alterazioni anche ambientali. Quando si va in montagna la situazione atmosferica cambia sensibilmente e questo può postare a problemi.

Salendo di quota la pressione atmosferica scende e l’ossigeno si fa più rarefatto. La minore presenza di ossigeno porta ad una conseguente minore ossigenazione del sangue e la successiva sofferenza dei tessuti del corpo, soprattutto del cervello.

Nello stesso tempo la pressione arteriosa aumenta, per cui le persone che già soffrono di ipertensione possono avere serie conseguenze nell’affrontare l’aumento di quota.

Normalmente, in assenza di particolari patologie, il corpo compensa bene le variazioni ambientali fino ad una quota di 2000 metri mentre superando tale limite è più facile che insorga il Mal di Montagna.

Cosa accade con il Mal di Montagna

Questa volta non trattiamo nemmeno nello specifico le Cause del Mal di Montagna, essendo evidente che la causa è l’aumento di quota oltre i limiti in cui il corpo riesce a compensare e abbiamo anche detto che le cause reali sono la riduzione di pressione atmosferica e la riduzione dell’ossigeno disponibile.

Quando si soffre di Mal di Montagna si avvertono una serie di sintomi di vario genere. Prima di tutto un senso di spossatezza, poi mal di testa, capogiri, difficoltà di concentrazione, difficoltà respiratorie.

Se si continua a salire di quota i sintomi si aggravano, sopraggiunge vomito e diarrea, si presenta confusione mentale e disorientamento fino anche alla perdita dei sensi, il Coma e, se non si corre ai ripari, al coma.

A quel punto la persistenza del patimento tissutale specialmente cerebrale può condurre alla morte del soggetto colpito. Correre ai ripari significa scendere di quota il più possibile e il più rapidamente possibile, in modo da tornare a livelli di ossigeno sufficienti.

L’insorgenza del Mal di Montagna

Non è solo l’entità della quota ad avere rilevanza nell’insorgenza del Mal di Montagna: conta molto anche la velocità con cui si sale perché una salita rapida di quota rende difficile anche un minimo adattamento dell’organismo.

Per compensare la riduzione di ossigeno, il corpo produce più globuli rossi e più emoglobina ma questo è un processo che richiede un certo tempo. Gli impianti di risalita, ad esempio le funivie che in pochi minuti portano da meno di 2000 metri ad oltre tremila, rappresentano un rischio

L’unico modo per evitare il Mal di Montagna o almeno limitare il rischio, è l’acclimatamento, ossia l’innalzamento graduale di quota dando all’organismo il tempo di compensare.

Le persone con problemi cardiaci o ipertensione, così come i bambini fino all’anno di età farebbero bene a non superare mai i 1.500 metri di altezza. Con cautela è possibile andare anche leggermente oltre ma solo dopo alcuni giorni di acclimatamento. Consultare sempre e comunque il proprio medico e seguire le sue indicazioni.

Come comportarsi in caso di Mal di Montagna

E’ opportuno non salire mai di quota da soli, isolatamente. L’isorgenza del Mal di Montagna può essere rapida e insidiosa e non è detto che la persona colpita, per via del deterioramento delle facoltà intellettive, sia in grado di agire e scendere di quota senza il supporto di un’altra persona.

Chiaro che questa sarebbe una condizione di grave pericolo che deve essere evitata. Va anche detto che una discesa repentina all’insorgenza dei sintomi fa regredire la sintomatologia e non si avranno altre conseguenze.

Il perdurare dell’ipossia da carenza di ossigeno nell’atmosfera può provocare, se perdurante, dei danni pressoché irreversibili soprattutto a livello cerebrale.

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